Nel Novecento il dibattito pedagogico europeo fu molto ricco e articolato. Tra le figure più significative troviamo Jacques Maritain , Célestin Freinet e Antonio Gramsci , che, pur partendo da posizioni culturali diverse, rifletterono profondamente sul ruolo della scuola nella formazione dell’uomo e della società. Jacques Maritain sviluppò una pedagogia ispirata al personalismo cristiano e al pensiero di san Tommaso d’Aquino. Secondo Maritain, l’educazione deve avere come fine la formazione integrale della persona, non soltanto sul piano intellettuale ma anche morale e spirituale. La scuola non può limitarsi a trasmettere competenze tecniche o utilitaristiche, ma deve aiutare l’individuo a sviluppare la propria libertà interiore e la propria responsabilità. Per Maritain l’uomo è una persona dotata di dignità e trascendenza, e l’educazione deve rispettare questa dimensione. In questo senso, egli si oppone sia a una visione puramente tecnica della scuola sia a un’educazione subord...
Giovanni Gentile rappresenta la principale figura dell’antiattivismo pedagogico italiano del Novecento. Giovanni Gentile fu filosofo neoidealista e ministro dell’Istruzione durante il primo governo di Benito Mussolini . La sua visione dell’educazione si colloca in netta contrapposizione rispetto all’attivismo pedagogico di Dewey, Montessori e Claparède. Gentile fonda la sua pedagogia sull’idealismo attuale, secondo cui la realtà è atto dello spirito che pensa. L’educazione non è un processo basato sull’esperienza pratica o sui bisogni del bambino, ma è un atto spirituale, un momento di formazione interiore in cui l’alunno si eleva attraverso la cultura. Per questo motivo Gentile rifiuta l’idea attivistica del “learning by doing” e della centralità dell’esperienza concreta: ciò che conta non è l’attività manuale o laboratoriale, ma l’assimilazione dei grandi contenuti della tradizione culturale. Nella pedagogia gentiliana il maestro ha un ruolo centrale e autorevole. Non è una s...