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Riforma teresio-giuseppina

 

La riforma scolastica teresio-giuseppina nasce nel clima dell’Illuminismo del XVIII secolo, quando si affermava l’idea che l’istruzione dovesse essere un compito dello Stato e non soltanto della Chiesa. In questo contesto, Maria Teresa d’Austria, imperatrice dal 1740 al 1780, avviò una profonda trasformazione del sistema educativo dei suoi domini.
Prima della riforma, le scuole erano per lo più gestite da ordini religiosi, in particolare dai gesuiti, e l’istruzione era limitata ai ceti più alti. Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773, l’Impero austriaco si trovò improvvisamente senza un sistema scolastico organizzato. Questo evento accelerò la necessità di creare un modello di scuola pubblica, sotto controllo statale e con finalità più ampie.


Gli obiettivi della riforma

Maria Teresa e suo figlio Giuseppe II, che proseguì e consolidò il progetto, volevano formare cittadini alfabetizzati, moralmente corretti e utili allo Stato. L’istruzione veniva considerata un mezzo per migliorare la produttività, la disciplina e la fedeltà dei sudditi.
Il fine non era solo religioso, ma anche politico e sociale: educare le nuove generazioni a un comportamento ordinato, rispettoso delle leggi e capace di contribuire al progresso economico dell’Impero.


Il ruolo di Feliciano Felbiger

Un protagonista decisivo fu Feliciano Felbiger (1719-1788), abate benedettino di Sagan in Slesia. Egli fu incaricato da Maria Teresa di riorganizzare il sistema educativo austriaco, ispirandosi ai principi dell’Illuminismo pedagogico.
Felbiger elaborò un metodo didattico innovativo, detto “metodo normale” o “metodo felbigeriano”. Si basava su tre pilastri principali:

  1. Uniformità: tutti gli insegnanti dovevano seguire programmi, testi e metodi comuni.

  2. Sistematizzazione: l’apprendimento procedeva per gradi, con un ordine logico e progressivo.

  3. Formazione dei maestri: nacquero le “scuole normali”, istituti destinati a preparare i futuri insegnanti.

Felbiger introdusse anche il “tabellarium”, uno schema di insegnamento basato su tabelle che aiutavano i docenti a condurre la lezione in modo ordinato, evitando improvvisazioni. Inoltre, sosteneva che l’insegnante dovesse essere una figura moralmente esemplare e pedagogicamente preparata, non semplicemente un religioso che impartiva catechismo.


Le principali innovazioni della riforma

Nel 1774, su impulso di Felbiger, venne promulgato il Regolamento generale delle scuole normali (“Allgemeine Schulordnung”), che divenne la base del nuovo sistema scolastico austriaco.
La riforma prevedeva tre livelli di istruzione:

  • Scuole triviali: per i villaggi e le campagne, con insegnamenti di base (lettura, scrittura, calcolo, religione).

  • Scuole principali: situate nelle città, con programmi più ampi e insegnanti meglio formati.

  • Scuole normali: per la formazione dei maestri e la supervisione pedagogica delle scuole inferiori.

L’istruzione elementare diventava obbligatoria dai 6 ai 12 anni, almeno sulla carta, e l’amministrazione scolastica passava progressivamente sotto il controllo dello Stato, riducendo l’influenza diretta della Chiesa.


L’eredità della riforma

La riforma teresio-giuseppina segnò una svolta nella storia dell’educazione europea. Per la prima volta si pose le basi di una scuola pubblica, laica e organizzata secondo criteri moderni.
Nei territori italiani soggetti all’Impero asburgico — come la Lombardia austriaca — la riforma ebbe un impatto enorme: nacquero nuove scuole elementari, migliorò l’alfabetizzazione e si introdusse la formazione professionale degli insegnanti.
Anche se l’obbligo scolastico non fu sempre applicato rigorosamente, l’idea che lo Stato dovesse garantire un’istruzione di base a tutti i bambini divenne un principio consolidato e destinato a influenzare le riforme successive del XIX secolo.




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